I media portano alla nostra attenzione solo eventi di spicco, e non la vita di tutti i giorni. Negli ultimi anni, questo a portato alla manifestazione di un fenomeno chiamato euristica della disponibilità. Prima di definire cosa sia, è giusto analizzare l’etimologia che dà a questo bias cognitivo un nome particolare.
“Euristica” deriva dal verbo greco εὑρίσκω, pronunciato heurísko, che significa “trovare”. Le origini di questa parola risalgono addirittura fino al termine indoeuropeo eur, e la sua radice è usata anche nella famosa esclamazione di Archimede “èureka“, letteralmente “io ho trovato”. Fusa con il suffisso “-istica”, riferito alle materie, ci dà questo nome, euristica. Significa dunque: “complesso di ciò che è trovato”. La disponibilità di ciò che si trova ci spinge a ad agire in una determinata maniera, ma specialmente a pensare in un modo precisa.
L’esempio più usato quando si parla di euristica della disponibilità è l’angoscia che si prova prima di un viaggio in aereo dopo aver sentito la notizia di un incidente aereo. Seppure in realtà la probabilità statistica che un rischio del cigno nero (cioè impensabile) sia quasi zero, se tramite un mass media abbiamo sentito parlare di una notizia del genere siamo propensi ad avere paura. Nella nostra mente, quindi, ipotizziamo che noi saremo i prossimi a subire l’evento narrato nella notizia.
Con la partecipazione dei giornali veloci alla nostra vita, pur essendo connessi col mondo ci rendiamo conto che siamo anche molto concentrati sulla nostra sicurezza. Non importa se le novità che ascoltiamo provengono da contesti diversi dal nostro o quanto poco sia probabile ciò che ascoltiamo. Quando è la paura a inibirci, annebbiando per noi i dati statistici, siamo vittime dell’euristica della disponibilità.